Il
deficit multiplo di carbossilasi (piruvato carbossilasi,
acetil CoA carbossilasi, propionil CoA carbossilasi,
metilcrotonil CoA carbossilasi) è dovuto
ad una carenza o ad una anomalia ereditaria del
metabolismo intracellulare della biotina, il cofattore
enzimatico di queste quattro carbossilasi. Sono
state identificate due malattie genetiche: il
deficit di biotinidasi e il deficit di olocarbossilasi
sintetasi. L'enzima biotinidasi, il cui deficit
si trasmette con modalità autosomica recessiva,
trasforma la biocitina in biotina, mediante scissione
del legame biotina-lisina. La mancata trasformazione
provoca un accumulo di biocitina cellulare e un
deficit delle 4 carbossilasi biotina-dipendenti
sopra citate. Generalmente esordisce nel primo
anno di vita, di solito dopo 1-3 mesi. I segni
principali sono: coma con acidosi lattica e chetosi,
segni neurologici vari soprattutto con encefalopatie
di ogni tipo, grave ipotonia, convulsioni, sindrome
di Leigh, congiuntivite e segni cutanei caratterizzati
da alopecia ed eruzioni vescicolo-bollose. Se
non trattata, la malattia evolve verso il ritardo
mentale e la sordità neurosensoriale. La
diagnosi viene sospettata in base alla cromatografia
degli acidi organici urinari, che mostra l'accumulo
caratteristico di lattato, dei metaboliti del
propionato e dell'acido metilcrotonico, con l'accumulo
dei derivati correlati alla carnitina. La diagnosi
è confermata dal dosaggio della biotinidasi
sierica. La terapia, di notevole efficacia, si
basa sulla somministrazione a vita di biotina
(da 5 a 10 mg) per via orale. L'olocarbossilasi
sintetasi permette il legame della biotina alle
differenti apocarbossilasi. Nella maggioranza
dei casi la malattia insorge alla nascita o nelle
prime settimane di vita con un quadro simile a
quello del deficit di biotinidasi e, soprattutto,
con gravi segni cutanei suggestivi per una carenza
di acidi grassi essenziali (alopecia, eruzioni
vescicolo-bollose e dermatosi). Come per il deficit
di biotinidasi, la diagnosi si basa sulla cromatografia
degli acidi organici, che mette in evidenza una
iperlattacidemia e la comparsa di acidi organici
caratteristici, nonché sul profilo delle
acilcarnitine plasmatiche. La diagnosi è
confermata dal dosaggio delle carbossilasi sui
fibroblasti in coltura deprivati o supplementati
di biotina. La terapia consiste nella somministrazione
permanente di dosi farmacologiche di biotina per
via intramuscolare prima, e per via orale successivamente.
L'individuazione sistematica di queste malattie
è possibile mediante prelievo di sangue
su carta bibula (test di Guthrie), effettuato
qualche giorno dopo la nascita e analizzato con
l'aiuto di un sistema elettrospray accoppiato
a un doppio spettrografo in tandem-massa.