Iperfenilalaninemia
legata al deficit di 6-piruvoil-tetraidropterina-sintasi
Il
deficit di 6-piruvil-tetraidropterina sintasi (PTPS),
una malattia genetica autosomica recessiva, è
una delle cause di iperfenilalaninemia maligna da
deficit di tetraidrobiopterina. Il deficit di tetraidrobiopterina
causa non solo l'iperfenilalaninemia, ma è
anche responsabile del difetto di neurotrasmissione
delle monoamine causato dal malfunzionamento delle
tiroxina- e triptofano-idrossilasi, entrambi tetraidrobiopterina
dipendenti. Il deficit di PTPS dovrebbe essere sospettato
in tutti i neonati con un test di screening neonatale
positivo per fenilchetonuria, specialmente quando
l'iperfenilalaninemia è di grado lieve. Il
modo migliore per diagnosticare la malattia è
misurare i livelli di pteridina nelle urine e confermare
il risultato con la misurazione dei neurotrasmettitori
acido 5-idrossiindolacetico (5-HIAA) e acido omovanilico
(HVA) nel liquido cerebrospinale e con la prova
da carico orale di tetraidrobiopterina (20 mg/kg).
Se non viene trattato, questo deficit causa danni
neurologici evidenti a 4-5 mesi di età, sebbene
i segni clinici siano spesso palesi fin dalla nascita.
I sintomi principali comprendono il ritardo psicomotorio,
i disturbi nel tono muscolare, le convulsioni, la
sonnolenza, l'irritabilità, i movimenti anomali,
l'ipertermia, l'ipersalivazione e le difficoltà
nella deglutizione. Il trattamento mira a riportare
i livelli di fenilalanimemia nella norma (dieta
con ridotto apporto di fenilalanina o prescrizione
di tetraidrobiopterina) e a ripristinare la normale
neurotrasmissione monoaminergica, mediante la somministrazione
controllata di precursori (L-Dopa/carbidopa e 5-idrossitriptofano).
Iperfenilalaninemia da deficit di deidratasi
o
Iperfenilalaninemia da deficit di pterina-4-alfa-carbinolamina
deidratasi
Il
deficit di deidratasi è una delle cause dell'iperfenilalaninemia
da difetto di tetraidrobiopterina. Il deficit di
pterina-4-alfa-carbinolamina deidratasi (PCD) è
comunque una malattia metabolica non grave, fatta
eccezione per il rischio di iperfenilalaninemia
indotta. In alcuni casi, sono stati notati: ipotonia,
irritabilità che può essere visualizzata
con l'EEG, e una lenta acquisizione delle tappe
dello sviluppo psicomotorio. La diagnosi viene posta
quando l'isomero 7-biopterina viene identificato,
di solito in maniera fortuita, nei liquidi biologici
di un neonato con iperfenilalaninemia. Il trattamento
si basa essenzialmente sulla dieta e sulla limitazione
di fenilalanina nella dieta.
Iperfenilalaninemia da deficit di deidratasi
o
Iperfenilalaninemia da deficit di pterina-4-alfa-carbinolamina
deidratasi
Il
deficit di deidratasi è una delle cause dell'iperfenilalaninemia
da difetto di tetraidrobiopterina. Il deficit di
pterina-4-alfa-carbinolamina deidratasi (PCD) è
comunque una malattia metabolica non grave, fatta
eccezione per il rischio di iperfenilalaninemia
indotta. In alcuni casi, sono stati notati: ipotonia,
irritabilità che può essere visualizzata
con l'EEG, e una lenta acquisizione delle tappe
dello sviluppo psicomotorio. La diagnosi viene posta
quando l'isomero 7-biopterina viene identificato,
di solito in maniera fortuita, nei liquidi biologici
di un neonato con iperfenilalaninemia. Il trattamento
si basa essenzialmente sulla dieta e sulla limitazione
di fenilalanina nella dieta.
Fenilchetonuria tipo 2
o
Iperfenilalaninemia legata al deficit di diidropteridina
Il deficit di diidropteridina reduttasi (DHPR),
una malattia genetica autosomica recessiva, è
una delle cause di iperfenilalaninemia maligna da
deficit di tetraidrobiopterina. Questo difetto non
causa solo iperfenilalaninemia, ma anche un'anomalia
nella neurotrasmissione delle monoamine, da malfunzionamento
della tirosina- e della triptofano-idrossilasi,
che sono idrossilasi tetraidrobiopterina-dipendenti.
Il deficit di DHPR dovrebbe essere sospettato nei
neonati che presentano un test neonatale positivo
per la fenilchetonuria, soprattutto quando l'iperfenilalaninemia
è modesta. L'attività della DHPR può
essere misurata attraverso una tecnica adattata
ai campioni di sangue secco. Se lasciato senza trattamento,
il deficit di DHPR porta alla comparsa di sintomi
neurologici attorno ai 4-5 mesi, sebbene alcuni
segni clinici siano spesso evidenti fin dalla nascita.
I principali sintomi comprendono ritardo psicomotorio,
alterazioni del tono, sonnolenza, irritabilità,
anomalie del movimento, ipertermia, ipersalivazione
e difficoltà nella deglutizione. Il trattamento
mira a riportare i livelli di fenilalaninemia nella
norma (restrizione dietetica della fenilalanina
o prescrizione di tetraidrobiopterina), e a favorire
la normale neurotrasmissione monoamminergica, attraverso
la somministrazione di precursori (L-dopa/carbidopa
e 5-idrossitriptofano). L'apporto di acido folico
previene il deficit progressivo dei folati cerebrali,
mentre gli antifolici, come il cotrimossazolo, sono
pericolosi.
Iperfenilalaninemia
legata al deficit di GTP cicloidrolasi
Il deficit di GTP-cicloidrolasi I, una malattia
genetica recessiva, è una delle cause di
iperfenilalaninemia maligna da deficit di tetraidrobiopterina.
Il deficit di tetraidrobiopterina non solo causa
iperfenilalaninemia, ma anche anomalie della neurotrasmissione
delle monoammine, da malfunzionamento delle tirosina-
e triptofano-idrolasi, che sono idrossilasi tetrabiopterina-dipendenti.
Il deficit di GTP-cicloidrolasi I dovrebbe essere
sospettato in tutti i neonati che presentano un
test neonatale positivo per la fenilchetonuria,
soprattutto quando l'iperfenilalaninemia è
di modesta entità. Lo strumento più
efficace per diagnosticare questa malattia è
la determinazione dei livelli di pteridina nell'urina,
con successiva conferma attraverso la misurazione
dei neurotrasmettitori (acido 5-idrossiindolacetico,
acido omovanillinico) nel liquido cerebrospinale,
nonché con un test da carico di tetraidrobiopterina
(20 mg/kg). Se non viene trattato, questo difetto
produce sintomi neurologici a 4- 5 mesi, anche se
alcuni segni clinici sono spesso già evidenti
alla nascita. I principali sintomi comprendono il
ritardo psicomotorio, le alterazioni del tono, le
convulsioni, la sonnolenza, l'irritabilità,
le anomalie dei movimenti, l'ipertermia, l'ipersalivazione
e le difficoltà nella deglutizione. Il trattamento
mira a ristabilire i normali livelli di fenilalaninemia
(dieta ristretta in fenilalanina o prescrizione
di tetraidrobiopterina) e ripristinare la normale
neurotrasmissione monoamminergica attraverso la
somministrazione di precursori (L-dopa/carbidopa
e 5-idrossitriptofano).
Iperfenilalaninemia materna
o
Embriopatia da iperfenilalaninemia
o
Embriopatia fenilchetonurica
L'iperfenilalaninemia materna espone la donna incinta
al rischio di aborti spontanei ed espone il feto
a un rischio importante di embriofetopatia, la cui
gravità è direttamente correlata al
tasso elevato di fenilalanina materna. Questa embriopatia
può essere responsabile di malformazioni:
cardiopatia, nella maggior parte dei casi di tipo
troncoconale, agenesia del corpo calloso, disturbo
della migrazione neuronale, dismorfismi facciali
e, più raramente, labio-palatoschisi o anomalie
tracheo-esofagee. Tuttavia i disturbi più
frequenti sono quelli legati alla crescita e allo
sviluppo del feto e del bambino: ritardo nella crescita
intrauterina, microcefalia, ritardo mentale. Si
può prevenire l'embriopatia fenilchetonurica
seguendo una dieta rigida, povera in fenilalanina,
prima del concepimento e durante tutto il periodo
della gravidanza. Questo tipo di prevenzione comporta
un'informazione precoce e costante per le pazienti
in cura per un deficit di fenilalanina idrossilasi,
affinché le loro gravidanze siano programmate
e seguite da un'équipe specializzata. La
diagnosi di embriopatia fenilchetonurica deve anche
essere considerata nel caso di feti e di bambini
di donne non identificate (nate prima della organizzazione
dello screening di questa malattia o in un paese
in cui questa indagine non esiste).
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