Si
tratta di un deficit enzimatico molto frequente,
trasmesso con modalità recessiva o dominante
legata all'X. Nelle donne, la gravità della
malattia è variabile in funzione del grado
di inattivazione del cromosoma X che porta la
mutazione. Il deficit enzimatico completo si manifesta
sempre nei maschi emizigoti con coma iperammoniemico
neonatale molto grave, di solito letale; mentre
nelle eterozigoti è asintomatico, oppure
provoca una escrezione di acido orotico (spontaneamente
o dopo carico proteico), che permette di riconoscere
le portatrici, oppure determina una malattia sintomatica
di gravità variabile, che comprende il
disgusto per le proteine fino al vomito ciclico,
al ritardo della crescita, all'ipotonia, al ritardo
psicomotorio o a episodi di coma iperammoniemico
o a patologie psichiatriche. Nei maschi emizigoti
le mutazioni, che comportano attività enzimatica
residua, causano coma iperammoniemico, ad esordio
tardivo, simile alla sindrome di Reye o encefalite,
a volte diagnosticato solo tardivamente, in età
adulta. La diagnosi si basa sull'iperammoniemia
e sulla cromatografia degli aminoacidi, che mostra
un importante ipocitrullinemia, associata ad un
aumento di glutammina, alanina e lisina. Durante
gli episodi di coma, si osserva spesso un aumento
della escrezione di acido orotico. La presenza
di un albero genealogico consistente con la trasmissione
di una malattia legata all'X, è molto suggestiva
ai fini diagnostici. La conferma della diagnosi
richiede il dosaggio enzimatico su biopsia epatica
o intestinale. La terapia si basa su una dieta
ipoproteica rigorosa o adattata alla tolleranza,
e sulla supplementazione di citrullina, arginina,
benzoato e fenilbutirrato di sodio. Alcune forme
gravi sono state trattate con successo con il
trapianto epatico. L'indagine familiare si basa
sull'analisi molecolare che deve essere svolta
sia sui genitori affetti che su quelli sani. Per
la diagnosi prenatale è anche utilizzata
l'analisi molecolare del gene.