La fenilchetonuria, detta anche P.K.U., è
una malattia che appartiene al ramo delle iperfenilalaninemie.
Le iperfenilalaninemie derivano da un'alterata trasformazione
della fenilalanina in tirosina. Questa malattia
che è caratterizzata da un'aumentata concentrazione
ematica di fenilalanina, da aumentate concentrazioni
urinarie di fenilalanina e dei suoi derivati (particolarmente
fenilpiruvato, fenilacetato, fenillattato e fenilacetilglutamina)
e da grave ritardo mentale. |
 |
Ognuna delle iperfenilalaninemie è causata
dalla ridotta attività della fenilalanina
idrossilasi. Nell'uomo questo sistema enzimatico
completo è espresso solo nel fegato. La fenilalanina
e l'ossigeno molecolare sono i substrati dell'enzima
che necessita, come cofattore, di una pteridina
ridotta, la tetraidrobiopterina. La tirosina e la
diidrobiopterina sono i prodotti di questo sistema
catalitico; quest'ultima viene poi riconvertita
a tetraidrobiopterina da un secondo enzima, la diidropteridina
reduttasi. Nella fenilchetonuria classica l'attività
dell'apoenzima idrossilasi, il cui locus genico
è stato mappato sulla regione q22-q24.1 del
cromosoma 12, è quasi totalmente assente.
Si riconoscono sei differenti mutazioni che portano
a tale deficit completo. Esse comprendono i cambiamenti
"missense", i difetti di splicing e le
delezioni parziali. La PKU si presenta in circa
1 su 10000 nascite, e colpisce indistantemente sia
biachi che neri. L'attività della fenilalanina
idrossilasi è bassa ma superiroe quella riscontrabile
negli omozigoti.
|
La
fenilalanina è un inibitore competitivo della
tirosinasi, un enzima chiave nella via di sintesi
della melanina. Questo blocco, oltre alla ridotta
disponibilità del precursore della melanina,
la tirosina, spiega l'ipopigrnentazione dei capelli
e della pelle.
Alla nascita non è evidente alcuna anomalia.
I bambini non trattati, affetti da fenilchetonuria,
non riescono a raggiungere le prime fasi dello sviluppo
ed evidenziano progressive alterazioni della funzione
cerebrale. Entro pochi anni dalla nascita, la maggior
parte necessita di un ricovero cronico in istituti
a causa dell'ipereccitabilità e delle crisi
convulsive che accompagnano il grave ritardo mentale.
Completano il grave quadro clinico anomalie elettroeneefalografiche,
un "odore di topo" della pelle, dei capelli
e delle urine (dovuto all'accumulo di fenilacetato)
e una tendenza all'ipopigmentazione e all'eczema.
Viceversa, i bambini cui la malattia viene diagnosticata
alla nascita e che sono immediatamente trattati
non manifestano alcuno di questi sintomi. Più
del 90% della prole è marcatamente ritardata
e in gran parte hanno altre anomalie congenite quali
una microcefalia, ritardo di crescita e cardiopatie
congenite. Poiché questi bambini non sono
omozigoti per la mutazione che pro voca fenilchetonuria,
ma eterozigoti, le manifestazioni cliniche vanno
attribuite al danno prodotto dalle elevate concentrazioni
materne di fenilalanina cui sono stati esposti durante
la vita intrauterina. Questa sindrome è denominata
fenilchetonuria materna.
Alla
nascita le concentrazioni plasmatiche di fenilalanina
sono solitamente normali, ma aumentano rapidamente
con l'inizio dell'alimentazione contenente proteine
e, di solito, sono anormali a partire dal quarto
giorno. Poiché, se si vuole prevenire il
ritardo di sviluppo, la diagnosi e l'inizio del
trattamento dietetico della fenilchetonuria classica
devono essere eseguiti prima che il bambino compia
30 giorni, nel Nord America e in Europa la maggior
parte dei neonati viene sottoposta alla determinazione
delle concentrazioni ematiche di fenilalanina per
mezzo del test di inibizione batterica di Guthrie.
I piccoli con valori anormali sono seguiti ulteriormente
con dosaggi fluorometrici o cromatografici più
precisi dal punto di vista quantitativo. Nella fenilchetonuria
classica. In qualsiasi bambino affetto da iperfenilalaninemia
che, malgrado una pronta diagnosi e un inizio immediato
del trattamento dietetico, sviluppi un danno neurologico
progressivo, si deve prendere in considerazione
un deficit di tetraidrobiopterina. Queste varianti
che colpiscono dall'1 al 5% dei bambini fenilchetonurici,
possono essere diagnosticate mediante un dosaggio
enzimatico su colture di fibroblasti. La somministrazione
orale di carichi di tetraidrobiopterina può
fare distinguere i bambini con feniichetonuria classica
(che non mostrano una risposta chimica) da quelli
con deficit di tetraidrobiopterina (che presentano
una brusca caduta della fenilalanina piasmatica).
La diagnosi prenatale della fenilchetonuria classica
è attualmente possibile impiegando le analisi,
basate sul DNA, in grado di rilevare mutazioni specifiche
oppure polimorfismi di lunghezza dei frammenti di
restrizione (linked restriction fragment length
polymorphisms, RFLP). Il deficit della diidropteridina
reduttasi e i blocchi nella sintesi di tetraidrobiopterina
possono essere rilevati in utero impiegando analisi
su ainniociti in coltura.
La
fenilchetonuria classica è la prima malattia
metabolica ereditaria in cui fu dimostrato che la
prevenzione dell'accumulo del metabolita nocivo
previene le gravi conseguenze cliniche. Ciò
è reso possibile da una dieta speciale nella
quale si sostituisce la maggior parte delle proteine
con una mistura artificiale di aminoacidi a basso
contenuto di fenilalanina. Supplementando questa
mistura con piccole quantità di cibo naturale,
viene fornito con la dieta un apporto di fenilalanina
sufficiente per una crescita normale, ma che non
origina livelli ematici di fenilalanina marcatamente
aumentati. Tale dieta deve essere istituita durante
il primo mese di vita. Perfino in questo caso, sono
spesso osservabili modeste alterazioni del sistema
nervoso. Poiché l'iperfenilalaninemia non
controllata causa danni cerebrali durante l'infanzia
(e forse nell'età adulta), la restrizione
dietetica dovrebbe essere mantenuta indefinitamente.
|